A settembre, precisamente il giorno 8 a Palazzo Turati (Via Meravigli 9) in quel di Milano, ospiti della Borsa Filatelica Nazionale (e con la collaborazione dell'Unione Stampa Filatelica Italiana), Unificato, Sassone e Bolaffi si sono dati appuntamento per la presentazione ufficiale dei loro mercuriali.
Poco o nulla ancora si sa delle edizioni 2012 dei cataloghi che andranno a finire sulle scrivanie e nelle librerie dei collezionisti. Dell'Unificato abbiamo potuto vedere le copertine nello spazio pubblicitario sulla rivista L'Arte del Francobollo, mentre del Sassone sappiamo solo che sarà seconda edizione della "nuova gestione" dopo che lo scorso anno ha "perso" la guida storica (oltre che maggioranza nella società) di Ambretta Mondolfo.
Sulle quotazioni, invece, le polemiche si sprecano. Non già sul fronte degli editori, che sono sempre abbastanza "fiduciosi nel domani" e garantiscono aumenti qua e là, soprattutto sui comparti più "solidi" della filatelia italiana. Le polemiche, piuttosto, provengono dal mondo collezionistico che vedono nei cataloghi solo degli ottimi volumi di letteratura piuttosto che dei veri listini. Ed è qui che risiede l'origine della polemica: per i filatelisti, i prezzi dei cataloghi italiani sono troppo diversi (leggi "alti") da quelli reali.
E allora proprio su "cataloghi e quotazioni" abbiamo sentito l'opinione di Riccardo Bodo, collezionista di lungo corso dell'area italiana (ma esperto di Somalia AFI, sul quale insieme a Danilo Bogoni ha di recento pubblicato un volume edito da Poste), giornalista e membro USFI, che in questi giorni, sfogliando la rivista Linn's, a proposito di quotazioni si è chiesto: "Ma gli 'altri' come vedono i francobollli italiani?".
La risposta sta nell'edizione 2012 del 3° Volume del catalogo mondiale americano Scott (collegato con la rivista Linn's) comprendente anche l'Italia e l'area italiana.
"L'edizione 2012 del volume (che include i paesi dalla lettera G alla lettera I) ha registrato 18 mila cambiamenti di quotazione: il paese che ha subito il maggior numero di revisioni di prezzo (quasi 2800) è l'Indonesia, ma l'area italiana la segue da presso. Italia, uffici italiani all'estero, Egeo e Trieste A hanno infatti segnato 2400 cambiamenti di quotazione", ha rilevato Bodo dalle colonne di Linn's.
Ed in particolare, per l'Italia ''le modifiche di quotazione sono sporadiche fino agli anni '30 con la maggior parte delle emissioni piu' recenti che non mostrano nessun cambiamento. La maggior parte delle modifiche sul materiale piu' antico indica un modesto aumento mentre qualche occasionale caso mostra un decremento. L'effettivo primo francobollo d'Italia (Scott n.17), il 10 centesimi bistro di Vittorio Emanuele II, mostra sostanziosi incrementi sia nuovo che usato, balzando nuovo a 9.500 dollari e usato a 360 dollari; l'anno scorso le quotazioni erano di 8.000 dollari per il nuovo e di 325 per l'usato (le quotazioni Scott si riferiscono a francobolli in condizione ''very fine'', cioe' molto bella, NDR). D'altro canto la valutazione della serie del 1879 di re Umberto I che va da 5 centesimi a 2 lire (Scott 45-51) arretra un po' in condizione nuova a 1.999 dollari contro 2.312 dollari nell'edizione 2011. Usata, la stessa serie tuttavia sale a 3.242 dollari dai precedenti 2.785 dollari. Per gli Uffici italiani all'estero, si registrano frequenti modifiche di quotazione in tutto il settore: le emissioni generali segnano un qualche ridimensionamento, mentre le quotazioni degli Uffici in Cina appaiono significativamente piu' elevate, cosi' come i valori per gli Uffici nell'Impero Turco. Le modifiche di quotazione per le Isole Egee mostrano un risultato misto mentre Trieste zona A segna diffusi aumenti di quotazione''.




I vostri commenti
E' a tutti noi noto che tra prezzo segnato dai cataloghi e quello considerato dai commercianti non esiste alcuna reale correlazione. Mi chiedo quando ci sara un editore che avrà il coraggio di abbassare in modo serio e realistico le quotazioni ? A mio parere, questo gioverebbe realmente a ricreare fiducia tra collezionisti e cataloghi.
mi sembra che questa nuova collezione sia nettamente sotto il tiro della speculazione dei commercianti, quotazioni super gonfiate valuterei attentamente prima di acquistare a questi prezzi. Perlomeno questo e' il mio punto di vista
ha ragione Mauro, alcuni francobolli difficili da trovare vengono quotati meno di altri sempre presenti... evidentemente a qualcuno interessa così.
Quello che i cataloghi non considerano è quanto sia più o meno difficile trovare un francobollo sul mercato.Ad esempio è stata per me un'impresa rimpiazzare un valore difettoso della Pittorica di Libia quotato intorno ai 10 euro, trovarlo in buone condizioni di dentellatura e ben annullato.Al contrario francobolli singoli e serie considerati come " rari " vengono ripetutamente proposti nei vari listini e cataloghi d'asta.Mi sembra proprio vi sia qualcosa da rivedere
In effetti le quotazioni dei cataloghi italiani sono molto lontane dalla realtà del mercato ad eccezione dei pezzi più rari. Per esempio, non ha senso trattare l'usato della Repubblica, anche di buona qualità, a meno del 10 % del valore di catalogo. Secondo me sarebbe più corretto riportare dei prezzi più aderenti a quelli del mercato, seguendo l'andamento della domanda e dell'offerta, sul modello delle azioni quotate in borsa. Grazie dell'attenzione e cordiali saluti Massimo Giuliani (collezionista)
Mi domando quali saranno le quotazioni del Catalogo Unificato edizione 2012 per i francobolli con codice a barre. Fonti certe dichiarano che la prossima edizione non potrà che occuparsi anche di questa oramai avviata collezione. Ma chissà se i prezzi saranno allineati al mercato reale, oppure, come per la prima repubblica ed il regno, si discosteranno fortemente dal valore reale ed oggettivo.
Lasciate un commento