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Martedì, 07 Febbraio 2012
 
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Araldica e annulli speciali: lo svarione è in agguato!

Uno degli ultimo annulli “garibaldini”, utilizzato in provincia di Rieti lo scorso 9 dicembre, è testimone involontario di un errore alquanto diffuso nel parlare quotidiano degli italiani: l'uso indiscriminato del termine “città” per riferirsi ad un qualsiasi comune. In realtà, del titolo di “Città” possono fregiarsi esclusivamente quei comuni ai quali esso è stato espressamente conferito con apposito provvedimento avente forza di legge. E così come si sbagliano gli italiani nel loro dire comune, così incorrono in errore anche le Poste nei loro annulli speciali. Ma ad indurre in errore sono anche stemmi ed emblemi.

Fig. 1
Fig. 2
Continuano le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi e continua, come prevedibile, la pioggia di annulli speciali dedicati al Generale. A tributare un ricordo marcofilo anche il comune di Configni, piccolo centro in provincia di Rieti di circa 700 abitanti al confine con l'Umbria. Su richiesta della Pro Loco, difatti, domenica 9 dicembre è stato utilizzato un bollo speciale chiamato a ricordare la figura dell'Eroe, che proprio a Configni pernottò nel 1849, assieme alla moglie Anita, durante la fuga che seguì la sfortunata esperienza della Repubblica Romana.

Il bollo, che pure ci mostra una bella immagine di Garibaldi, presenta tuttavia un grave errore "araldico" nella legenda. Il testo della semicorona inferiore recita, infatti, "La Città di Configni per Garibaldi nel bicentenario nella nascita". Peccato, tuttavia, che l'ameno paese della provincia Sabina non possa essere definito "Città".

In Italia, difatti, i comuni si possono fregiare del titolo di Città solo se esso viene loro conferito con specifico provvedimento avente forza di legge varato dal Capo dello Stato su proposta del Ministro dell'Interno (art. 18 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), ovvero se tale titolo sia stato già conferito in passato con analogo atto normativo. Ai comuni dotati del titolo di Città è concesso l'inserimento nel proprio stemma di una corona turrita d'oro, del modello prescritto dall'art. 96 del R.D. 7 giugno 1943, n. 652, in luogo della corona argentata prescritta per gli stemmi dei comuni. Non a tutti i comuni, ovviamente, può essere conferito il titolo di Città, ma solo a quelli insigni per ricordi storici, monumenti o per la particolare importanza.

Anche per quanto concerne gli stemmi comunali, poi, c'è molta confusione in giro. A quanto pare, difatti, non esiste comune in Italia che non usi su buste e carta intestata uno stemma civico. Generalmente le descrizioni dello stemma e del gonfalone sono inserite all'interno degli stessi statuti comunali. Ebbene, sembra incredibile ma una buona percentuale di tali insegne non sarebbe regolare. Anche gli stemmi, difatti, sono assegnati ai comuni con apposito decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Dipartimento per il Cerimoniale dello Stato della Presidenza del Consiglio dei Ministri (un ufficio nato sulle ceneri della soppressa Consulta araldica del Regno). Analogo provvedimento è necessario anche per bandiere e gonfaloni.

A quanto pare il comune di Configni, paese senza dubbio suggestivo ma privo di particolare importanza storica o economica, non rientrerebbe tra quei comuni insigniti del titolo di Città e, dunque, l'inserimento di tale espressione nell'annullo speciale sarebbe del tutto fuori luogo. Una conferma ci viene anche dallo stemma civico, che reca la semplice corona comunale argentata anziché quella dorata prescritta per le città.

Un errore, quello di definire città qualsiasi comune, che è entrato ormai nel parlare quotidiano degli italiani, e che si ripercuote inevitabilmente anche nei bolli postali. Non è la prima volta, difatti, che su un annullo speciale "semplici" comuni vengano tout court elevati al rango di Città. È successo, ad esempio, con San Giovanni Val d'Arno, Campomarino e Tarcento, solo per citare casi più recenti. Tutti errori facilmente evitabili con un po' più di attenzione da parte dei referenti filatelici di filiale, che pure avrebbero il compito di analizzare ogni singolo elemento presente nei bozzetti loro sottoposti, prima di inoltrare la pratica alla Divisione Filatelia di Roma.



Ma forse l'errore araldico-marcofilo più eclatante dell'anno si riferisce al bollo speciale in programma a Padova lo scorso 29 settembre, in occasione della festa di San Michele Arcangelo, Patrono della Polizia di Stato. Un primo bozzetto presentato dalla Questura del capoluogo veneto, difatti, riportava il vecchio stemma araldico, sostituito con apposito decreto del Presidente della Repubblica datato 8 giugno 2007. Del tutto identico al precedente, il nuovo stemma è privo delle fronde che adornano lo scudo.



Inevitabile, una volta saltato all'occhio l'errore, la correzione del bollo. Peccato solo che, per la fretta, assieme alle fronde sia sparito anche il cartiglio posto alla base dello stemma, recante il motto araldico "Sul Lege Libertas". Per fortuna all'ultimo momento qualcuno ha rilevato l'imprecisione, rendendo possibile la realizzazione del terzo bollo, finalmente corretto.

Link:
Dipartimento del Cerimoniale di Stato - Ufficio Onoreficenze e Araldica Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri

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