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Repubblica.it: cartolina censurata arrivata dopo 68 anni?

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E’ un foto-racconto pubblicato oggi su Repubblica.it: “Arriva dopo 68 anni la cartolina censurata del soldato Antonio” e parla, per immagini, di una cartolina postale in franchigia del tipo con cartiglio su una metà e citazione mussoliniana sull’altra, che il soldato catanzarese Falvo Antonio, di stanza presso la 9a Compagnia di Sanità di Bitetto (BA), scrisse ai genitori nel 1944.

Pur con un italiano stentato, il giovane soldato assicurava i genitori delle sue buone condizioni di vita e di salute.

La cartolina, scrive Repubblica.it, “l’ha ricevuta nei giorni scorsi, ma era partita 68 anni fa“. A parte chiedersi “chi” l’abbia ricevuta e “da chi” (Poste?) leggendo anche le poche righe scritte a commento dal quotidiano online, sembrerebbe che la cartolina sia stata recapitata da Poste Italiane a distanza di così tanto tempo all’indirizzo dei genitori (ormai morti, proprio come lo scrivente)  nella località di Bella di Nicastro (CZ).

Davvero sensazionale! Una storia bellissima, di una cartolina che, scrive ancora Repubblica.it, era stata “censurata, sequestrata e dopo smarrita“. Ma cosa “cavolo” vuol dire?

Di censurata, lo era stato di certo (anche perchè la presenza del timbro ACS attesta che la missiva era stata presa in carico dal servizio postale alleato). Ma sequestrata chi lo dice? Forse smarrita, ma non certo dalle Poste. Piuttosto dai parenti del povero soldato Antonio!

Anche perchè la cartolina, partita da Bitetto il 28/03/1944 (v. annullo ben nitido) sembra essere stata regolarmente consegnata ai genitori: che ci starebbe altrimenti a fare quel bel timbrino di arrivo “BELLA / 7-4-44” (il frazionario non si legge tutto ma inizia con un 18. Qualcuno può verificare quale sia quello completo?) in alto a destra, pur se poco leggibile?

Come sempre un titolo sensazionalistico su un giornale generalistico per un evento straordinario che ritengo non ci sia mai stato (ovvero la riconsegna dopo 68 anni). Tutt’al più la cartolina era stata smarrita e ritrovata in questi giorni in qualche angolo della casa degli eredi. Ma cosa c’è di eclatante in questo?

Vale la pena anche rilevare come la cartolina abbia viaggiato tra marzo e aprile 1944, praticamente verso gli ultimi giorni del Regno del Sud, tra città e regioni già liberate dagli Alleati e all’interno dei quali non v’era alcun motivo di “sequestrare” le corrispondenze di questo tipo.

Avete dubbi, commenti, notizie da aggiungere?

FOTO: screenshot parziale da Repubblica.it

 

3 Comments

  1. Francesco, è verosimile pensare che sia andata come dici tu, e che quindi non c’è nulla di sensazionale nello strillo giornalistico. Tuttavia, mi chiedo e ti chiedo: ha davvero importanza? Cioè, non è più importante che su un mezzo mediatico diverso dai nostri si sia parlato di corrispondeza, censura, franchigia militare, e così via? Salutoni, Marco Occhipinti

    • Ma certo perché ci dobbiamo preoccupare dell’esattezza dell’informazione che viene veicolata? Ciò che davvero importa è comparire. Tutto è spettacolo.

  2. Marco non voglio assolutamente sminuire la capacità “promozionale” di un articoletto che parla di franchigia e censura, collocato proprio sulla prima pagina di un quotidiano online di grandissima popolarità 🙂 Il vero problema è che l’articolo, secondo me, è scritto in modo qualunquistico (un pò quando tra amici ci si mette a parlare di questioni ortopediche o gastrointestinali, quasi tutti fossimi medici e chirurghi :-). Continuo a pensare che aver solo scritto le parole “franchigia” e “censura” non equivalga ad aver spiegato al grande pubblico il loro vero significato!

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